Red Hat ha annunciato i risultati di un nuovo sondaggio che evidenzia quanto l’intelligenza artificiale sia rilevante nelle strategie IT delle organizzazioni italiane. I risultati rivelano che le organizzazioni del nostro Paese prevedono di aumentare gli investimenti in AI in media del 35% entro il 2026.
Alla domanda sulla strategia IT della propria organizzazione per i prossimi 18 mesi, l’AI occupa il terzo posto per gli intervistati italiani, con il 41% delle risposte, immediatamente dietro sovranità (45%) e ottimizzazione di costi (43%).
Tuttavia, l’86% delle realtà intervistate riferisce di non aver ancora generato valore per i clienti dai propri investimenti in AI.
Per superare queste sfide e contribuire a trasformare le ambizioni in realtà, le organizzazioni italiane stanno adottando l’open source in tutte le aree della strategia IT. Il sondaggio mostra che il software open source aziendale è considerato importante per la strategia AI dal 70% degli intervistati, un dato di poco inferiore rispetto a sicurezza (77%), cloud ibrido e multi-cloud (76%) e sovranità (73%).
Priorità: riallineare la strategia Cloud per l’AI
La ricerca, condotta da Censuswide tra il 13 e il 17 agosto 2025, ha coinvolto 9097 responsabili e direttori IT e ingegneri AI di aziende con oltre 500 dipendenti in tutta l’area EMEA. Di questi, 100 provengono dall’Italia.
La priorità principale per gli intervistati italiani è il riallineamento della strategia cloud per l’AI (56%), seguita dall’ottimizzazione dei costi (55%) e dalla necessità di garantire una strategia AI trasparente e aperta (52%). Seguono a ruota sovranità dell’AI (51%) e sicurezza (50%).
Mantenere e sviluppare i talenti giusti rimane una sfida, con le competenze personali e umane indicate come l’aspetto più urgente da affrontare per il 49% degli intervistati italiani, seguite da competenze di sicurezza (43%), strategiche e di business (41%). Le competenze in materia di intelligenza artificiale seguono da vicino, con il 40%. In questo specifico ambito, la priorità principale per i leader IT e AI italiani è rappresentata dall’educazione del business all’uso dell’AI e dal collegamento dell’AI ai dati aziendali, entrambe con il 55%, seguite dall’utilizzo efficiente delle funzionalità dell’AI (40%).
La totalità degli intervistati italiani riscontra barriere all’adozione dell’AI, legate in particolare alla mancanza di un chiaro valore aziendale o ROI (31%), alla disponibilità di infrastruttura o risorse (31%) e alla persistenza di un netto isolamento tra dipartimenti di AI e dipartimenti IT (29%).
Inoltre, il 93% degli intervistati riferisce di riscontrare un problema di “shadow AI” – ovvero, di uso non autorizzato di strumenti di AI da parte dei dipendenti.
Il ruolo fondamentale dell’open source
La fiducia nel potenziale dell’Italia sullo scenario mondiale dell’AI è relativamente alta: il 76% degli intervistati pensa che il nostro Paese ne sia già una potenza globale o abbia il potenziale per diventarlo entro tre anni. Si tratta però di un dato inferiore rispetto a molte altre nazioni europee, tra cui la Spagna con il 99%, seguita da Svezia, Germania e Paesi Bassi, con il 98%. Tra i motivi principali che limitano l’ascesa dell’Italia alla preminenza dell’AI, gli intervistati citano l’assenza di giuste politiche e strategie governative (50%), l’insufficienza di finanziamenti pubblici (48%) e una generale carenza di talenti (42%).
Il cloud continua a occupare un posto di rilievo nelle priorità IT, con l’AI che aggiunge complessità e carichi di lavoro che necessitano di essere allineati alle strategie cloud in evoluzione. Le barriere all’adozione del cloud persistono: tra queste, gli intervistati indicano silos interni (41%), resistenza dei dipendenti al cambiamento (40%) e scarsa chiarezza del ROI (38%).
Approfondendo il tema della sovranità del cloud per i prossimi 18 mesi, gli intervistati italiani stanno dando priorità alla trasparenza e verificabilità (58%), alla sicurezza della supply chain del software (57%) e alla continuità di servizio e supporto (47%).
“I risultati del sondaggio di quest’anno in Italia mostrano il divario ancora esistente tra ambizione e realtà. Le aziende stanno investendo in modo sostanziale nell’intelligenza artificiale, ma solo poche stanno attualmente generando valore per i propri clienti. Nel passaggio dalla sperimentazione alla produzione sostenibile, le competenze di business e l’integrazione con i sistemi aziendali devono essere chiare e definite per poter effettivamente spianare la strada al raggiungimento di valore dall’AI”, spiega Rodolfo Falcone, Country Manager Italia, Red Hat.
“Se la ‘shadow AI’ pone rischi di fughe di dati e mancata conformità, indica però anche che i dipendenti sono desiderosi di innovare: guardando a come usano l’AI, i leader aziendali possono capire dove servono nuove funzionalità o maggiore educazione sulle capacità esistenti. L’utilizzo di software open source e gli standard comuni rappresentano un punto di forza per incrementare la collaborazione e la condivisione delle migliori pratiche e favorire maggiore flessibilità. L’open source continuerà quindi a rivestire un ruolo di primo piano per rendere gli investimenti in AI e cloud ibrido più efficienti e sostenibili”.
“I risultati del sondaggio, così come le conversazioni quotidiane con i nostri clienti, mettono la sovranità al primo posto sia per la strategia cloud delle aziende che per le opportunità emergenti nell’ambito dell’AI”, aggiunge Hans Roth, Senior Vice President & General Manager EMEA, Red Hat. “L’open source è centrale in questo cambiamento in quanto fornisce alle aziende la trasparenza e la flessibilità per innovare rapidamente senza compromessi. Red Hat aiuta le aziende a mantenere la libertà di scelta su dove conservare i propri dati, su come gestire la propria infrastruttura e con chi collaborare. La sovranità e la resilienza derivano dagli ecosistemi, non dai silos”.
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