“Oggi le città sono vissute dal 50% della popolazione mentre il 90% della nostra vita si svolge in ambienti indoor. Ecco che gli edifici rappresentano un elemento centrale per le nostre attività ma anche per le emissioni globali. Emissioni che per il 70% sono generate dalle città, con il 40% proveniente dai sistemi che servono a mantenere gli edifici ‘vivi’, quindi condizionamento, illuminazione e così via, e per il 30% dalla parte building. La digitalizzazione del real estate rappresenta in tal senso la strada per intervenire su questi scenari.” Così Michele Dalmazzoni, direttore Collaboration di Cisco per Sud Europa, Francia e Israele, ha descritto in un recente incontro uno scenario in cui trend come ad esempio l’intelligenza artificiale possono dare un contributo fondamentale in termini di sostenibilità.

Michele Dalmazzoni, direttore Collaboration di Cisco per Sud Europa, Francia e Israele

“A questo si aggiunge il fatto che, secondo una nostra survey globale la maggior parte delle aziende stanno chiedendo un ritorno dei dipendenti nei rispettivi uffici, uffici che tuttavia non sono pronti a gestire modalità ibride che vedono parte delle risorse comunque connesse ai meeting da remoto. Al contrario devono agire da poli magnetici che attraggono le persone mantenendo la possibilità di operare in modo flessibile”, ha continuato Dalmazzoni.

Al centro di questa trasformazione c’è secondo Cisco la rete che è sia elemento per connettere i dispositivi come computer e smartphone ma anche, ad esempio, attore fronte ottimizzazione energetica così come benessere delle persone. Ossia raccolta dei dati di quanto avviene in ufficio e possibilità di intervenire di conseguenza. “Stiamo assistendo a diversi cambiamenti tecnologici che hanno coinvolto tecnologie come PoE e sensoristica. Ecco che gli spazi di un edificio non sono più oggetti statici e passivi bensì un insieme di applicazioni programmabili, elementi flessibili e dinamici. Con il il loro valore che è strettamente connesso al loro essere smart”, ha sottolineato Dalmazzoni.

Integrazione e azione

Un tema è quindi quello dell’energy networking con apparati come gli switch Catalyst che sono progettati per ospitare un variegato insieme di servizi che comprendono anche quelli indirizzati a sistemi come illuminazione, condizionamento e altro ancora. “Sistemi connessi e alimentati alla rete tramite PoE che permette di ridurre di fino al 45% i consumi energetici. E ancora, integrazione con i Building Management System definendo regole per configurare il condizionamento in base alla presenza di persone negli ambienti. Senza dimenticare le infrastrutture per la videoconferenza, che di fatto sono sistemi IoT, i punti di accesso alle sale riunioni, i sensori per la qualità dell’aria… Tutto che confluisce nella piattaforma di correlazione dati Cisco Spaces”, ha aggiunto Dalmazzoni.

Enrico Miolo, Collaboration leader di Cisco Italia, ha quindi spiegato come l’intelligenza artificiale entra in gioco, partendo dall’aspetto etico previsto ‘by design’ dalle soluzioni Cisco. “In ambito collaboration l’AI agisce sulla parte testuale, con il coinvolgimento dei modelli LLM, ma nella realtà riguarda anche la parte video, quindi espressioni, gesti, tono di voce… per contestualizzare ad esempio una riunione. Ecco che se una persona si assenta il sistema se ne accorge e al suo ritorno la nostra tecnologia può presentare un sunto scritto di quanto avvenuto. E ancora, abbiamo sviluppato dei Codec audio basati su AI che permettono di migliorare di sedici volte la qualità della voce rispetto a quanto avviene con lo standard Opus, in termini di banda trasmissiva. E lo stesso può avvenire sulla parte video con la ‘super resolution’. E infine la parte di videoconferenza con le telecamere che riconoscono i volti, il noise remover che toglie automaticamente i rumori di fondo, e la regia automatica dei meeting.”

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